Il 18 aprile 2007 un incendio distrugge la fabbrica della De Longhi, alla periferia est di Treviso. Una colonna di fumo nero altissima ed estesa, visibile a chilometri e chilometri di distanza, invade e pervade la città e i dintorni, per alcuni giorni i bambini della zona non vanno a scuola, nelle farmacie vanno esaurite le mascherine antismog. Un ufficiale del carabinieri (il tenente colonnello Michele Sarno, comandante del Nucleo operativo ecologico) parla subito di pericolo diossina, tuttavia i rilevamenti successivi escludono un pericolo per la salute pubblica.
La Procura formalizza l'accusa di incendio doloso, ma l'autore non viene scoperto. Sotto accusa, all'udienza preliminare cominciata ieri mattina, due dipendenti della De Longhi, che non avrebbero applicato tutte le norme di sicurezza nella fabbrica. Il Comune decide inizialmente di costituirsi parte civile, per rappresentare gli interessi dei propri cittadini, come hanno fatto ieri tre ministri (Interno, Difesa e Ambiente), ma l'altro ieri improvvisamente cambia idea.
Nell'audio che potete ascoltare qui sotto, Giancarlo Gentilini spiega che la De Longhi ha risarcito al Comune le spese sostenute per la pulizia della città all'epoca del disastro (circa 40.000 euro) e che questo per lui è sufficiente. Poi, quando sente la parola "opposizione", il vicesindaco di Treviso va in escandescenze e lascia i giornalisti urlando.