Mi capita raramente di essere d'accordo con Silvio Berlusconi (a parte la comune fede nel Milan). Per questo mi pare il caso di segnare con un evidenziatore questa frase, scritta ieri nella risposta a Ezio Mauro, direttore di Repubblica, con la quale sono (quasi) completamente d'accordo: "Si è mai chiesto la ragione dell'anomalia tutta italiana nella diffusione dei quotidiani, che sono acquistati da meno di 6 milioni di italiani al giorno? Forse il nostro è un popolo di analfabeti o di indifferenti? O non è forse vero il fatto che l'intellighenzia nazionale è distante anni luce dai problemi che interessano realmente i cittadini?". Quel "quasi completamente d'accordo" è motivato dal parallelo che viene fatto fra giornalisti e intellighenzia, categorie che, sarò anche eccessivamente scettico, stento a sovrapporre. Nella lettera del presidente del Consiglio si parlava del caso De Benedetti - Berlusconi - Repubblica, un caso che si presta anche a una considerazione di metodo giornalistico.
Mercoledi scorso Mauro è intervenuto - legittimamente, anzi, giustamente - sulla polemica nata dalla ventilata alleanza fra Carlo De Benedetti (azionista di maggioranza del gruppo Espresso-Repubblica) e Silvio Berlusconi (che da Repubblica non è mai stato ben visto) per la creazione di un fondo per il salvataggio di aziende in crisi. Mentre tre giorni dopo l'articolo di Mauro De Benedetti comunicava la sua rinuncia alla società con il Cavaliere, Eugenio Scalfari gli manifestava la sua solidarietà e, sul Corriere, Giovanni Sartori esponeva un diverso punto di vista sulla questione (ma questo non c'entra, lo scrivo soltanto perché Sartori è uno che solitamente mi piace), ieri, su Repubblica, ha risposto Berlusconi.
Botta e risposta. Tutto finito? No, perché, in fondo all'articolo di Berlusconi, c'è scritto: "Il direttore Ezio Mauro risponderà domani al presidente del Consiglio". A me non interessa sapere che cosa dirà Mauro nell'articolo che sarà in edicola fra qualche ora, solitamente sono più d'accordo con lui che con Berlusconi. No, a me non interessa sapere che cosa scriverà il direttore di Repubblica, perché quell'articolo non avrebbe mai dovuto scriverlo. Sull'1-1 il lettore, ossia l'arbitro, aveva tutti gli elementi per crearsi una propria opinione, la partita era finita. La risposta di oggi è come rimettere la palla al centro e continuare a giocare mentre l'avversario sta andando nello spogliatoio (sapendo che non potrà tornare in campo). È un inutile esercizio di sopraffazione giornalistica e non vale la giustificazione che è fatto verso una persona, come Berlusconi, che non ha l'abitudine di tirarsi indietro quando si tratta di sopraffare un avversario. Anche se si ha ragione, voler avere l'ultima parola non è sempre la mossa vincente.
AGGIORNAMENTO DELLE 10. Per la cosiddetta completezza d'informazione, ecco la risposta di Mauro a Berlusconi.




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