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August 07, 2005

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Se il "grande inviato a Tien An Men era Adriano Màdaro, te saluto...

Dov'è scritto "grande inviato"? Quel giorno, se non ricordo male, era piuttosto un "inviato casuale", nel senso che era andato in Cina non inviato dal giornale ma per motivi personali.

Carlo Felice Dalla Pasqua non è che ricordi male ma proprio non sa: ad inviarmi a Pechino nel 1989 per i fatti di Tien Anmen fu il direttore del Gazzettino Giorgio Lago, tant'è che i miei oltre 80 articoli dettati al giornale iniziano con "dal nostro inviato" e il 4 giugno sulle locandine affisse nelle edicole di tutto il Triveneto si leggeva "il nostro inviato a Pechino racconta". Ho letto questa piccola meschinità "professionale" soltanto oggi 18 dicembre 2008 per caso. Quanto al "signor Cips" farebbe bene a qualificarsi con nome e cognome.

Ho letto e riletto il mio post ma non ho trovato alcun accenno a ciò che il signor Madaro mi rimprovera. Evidentemente nella foga ha attribuito a me le colpe di altri: nessun problema, mi prendo la responsabilità di tutto se questo contribuisce a farlo star meglio. Una precisazione (per i giornalisti più che per i normali lettori): il signor Madaro non aveva la qualifica di inviato, ma era stato soltanto un "inviato occasionale". Non ricordo se fosse stato Lago a inviarlo in Cina o se lui si trovasse già lì per altri motivi, per cui prendo per buona la sua versione.
Soltanto un consiglio: prima di parlare di "meschinità professionale", la prossima volta ci pensi due volte: sa com'è, se uno non ha molto senso dell'ironia potrebbe anche offendersi...

Certo che sarebbe stato un bene se il signor Madaro avesse approfittato di questa occasione per chiarire a tutti, compresi i lettori del Gazzettino di adesso e di allora, come nacque la storia dei 30mila morti e se ci dicesse una volta per tutte se aveva ragione o se commise un umanissimo errore (può capitare a tutti). Peccato, sarà per un'altra volta.

All'epoca ero un dipendente del Gazzettino, giornalista professionista, e ribadisco che ad inviarmi a Pechino fu Giorgio Lago. Quanto al famigerato titolo io stesso me ne dolsi il giorno successivo con il Capo Redattore Maurizio Refini che era di servizio la notte del 3/4 giugno 1989 e che ne era l'autore. Io infatti scrissi che era impossibile poter riferire a caldo quante fossero le vittime di quella notte. Scrissi che secondo fonti diplomatiche occidentali erano probabilmente 7.000, secondo altre (giornalisti dei Peasi dell'Est) 12.000, secondo un portavoce del Movimento studentesco "addirittura 30.000" e aggiunsi che era una cifra difficile da credere. Il Capo Redattore scelse quest'ultima cifra per fare il titolo. Quanto a "meschinità professionali" non mi riferivo certamente al caro amico Dalla Pasqua, che stimo e ho sempre stimato, ma all'anonimo "Cips".

Sono felice (di nome e di fatto) che tutto si sia chiarito :)

Immagina quanto sia felice io dopo 19 anni. Grazie a te ho potuto chiarire pubblicamente un passaggio professionale che mi stava a cuore ma sul quale di mia iniziativa non sarei tornato perchè era un "incidente" del quale si era reso responsabile un Capo Redattore che mi è stato fraterno amico.

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