My readers know more than I do (e il caso Gannett)
La famosa frase del titolo è di Dan Gillmor, giornalista professionista americano che sta collaborando al progetto New Assignment di Jay Rosen: i lettori ne sanno più di lui, ma non per questo i lettori possono essere chiamati giornalisti. Inutile ripetere che il giornalista, per essere tale, non deve soltanto scrivere ciò che è venuto a sapere, ma deve rispettare anche regole deontologiche ed etiche che partono dal controllo della fonte. Rosen ha lanciato New Assignment il 19 agosto e ora all'Editors Weblog spiega dettagliatamente che cosa vuol fare e dove può arrivare (su Lsdi la traduzione in italiano). Non ci sono cose nuovissime, ma la lettura del prof americano è sempre interessante.
Da un altro punto di vista, è comunque vicina la riflessione che ha fatto Mario Tedeschini Lalli una settimana fa sulla trasformazione delle redazioni dei giornali locali del gruppo Gannett: entro cinque mesi la redazione si trasformerà in un "Information center", che darà più spazio ai desiderata dei lettori e sarà diviso in sette aree: Digital, Public service, Community conversation, Local, Custom content, Data e Multimedia (su Poynter due messaggi che spiegano meglio la nuova organizzazione).
Non è tutto oro quel che luccica, i colleghi lo sanno bene. Dietro l'operazione del gruppo Gannett si nasconde certamente una riduzione di costi (e fin qui niente male, perché la salute economica è un fattore fondamentale dello sviluppo di un'azienda) ma forse anche una riduzione della qualità (e questo è qualcosa di peggio). Non ci sono dogmi, tantomeno nel giornalismo, ma la qualità del prodotto dovrebbe essere l'obiettivo sia degli editori sia dei giornalisti (sia dei cosiddetti citizen journalists). Non è tutto oro quel che luccica, lo ripeto, ma negli Stati Uniti molti hanno capito che il mondo della comunicazione, dell'informazione e del giornalismo sta cambiando e che bisogna cercare qualche strada nuova. Da noi ci sono ancora editori che, fino a poco tempo fa, si sono fatti un vanto di non aver sprecato soldi su internet.
Speriamo che non si accorgano troppo tardi della loro miopia: è vero che far qualcosa su internet tanto per moda, per essere presenti, è molto stupido, ma credere che internet sia soltanto un fenomeno di passaggio, che non incide e non inciderà sostanzialemente sui mezzi di comunicazione, è ancora più stupido.







Toh, proprio oggi c'è stato il caso di un Giornale (non scrivo a caso la parola) che per non averla verificata, si è ritrovato ad aprire con una notizia falsa...
Posted by: gregorj | November 24, 2006 at 02:51 PM