"Le notizie che non lo erano" è il post che leggo con maggior piacere sul blog di Luca Sofri. Peccato che non ci sia (o che io non abbia ancora trovato) un sistema per leggere rapidamente quelli delle settimane scorse. Magari Luca potrebbe fare un volumetto delle varie puntate della sua rubrica, o una raccolta da distribuire soltanto online. Magari poi Amazon lo compra e lo mette su Kindle, chissà... :)
Ne approfitto per aggiungere una piccola osservazione. Ieri Luca ha scritto:
Ancora in molti (La Stampa, il Messaggero, il Giorno, tra gli altri) titolavano tra ieri e l'altroieri su un “minatore coreano ucciso dallo scoppio del cellulare”. I titoli erano una forzatura (i veri delinquenti dell'informazione italiana oggi sono i titolisti, bisognerà dirlo): gli articoli dicevano che “la morte potrebbe essere stata causata dall'esplosione del cellulare”
Sono d'accordo: molti titolisti sono delinquenti (ma i lettori spesso non puniscono i giornali per i quali lavorano e allora i direttori pensano che quei titolisti siano bravi), però due paroline in più avrebbe potuto dirle anche sugli articolisti: ci sono giornalisti abituati a usare i condizionali per scrivere un'ipotesi che sanno non verificata ma che può rendere più attraente il loro articolo, per esempio che la morte del minatore possa essere stata causata dall'esplosione del cellulare, tanto per non cambiare esempio. Invece non si fa (non si dovrebbe fare): o la causa dell'esplosione è stata verificata (e allora la si scrive senza condizionale) o non lo è stata (e allora non la si scrive). Tertium datur, a dire il vero: ci sono una serie di cause possibili, e allora si scrivono tutte. Ma scriverne soltanto una, perché è quella che si ritiene possa sedurre di più i lettori, è da delinquenti dell'informazione. Ed è un'istigazione a delinquere per i titolisti (che di solito non vedono l'ora di essere istigati).




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