«We Don't Hire Editors Anymore»
Sono soltanto piccoli segnali, certo, ma sono segnali che parlano chiaramente: l'editore di una rivista americana sostiene che non assumerà più editors (capiservizio, con una traduzione libera adattata al modello italiano) ma soltanto "content strategists". E Alan D. Mutter, come scrive anche Mario Tedeschini Lalli, rompe un altro tabù con un post riassumibile in un paio di domande: servono davvero tutti i capiservizio che affollano soprattutto le redazioni dei maggiori giornali e le aziende editoriali possono continuare a permetterseli?
Non so quale sia la strada giusta per il nostro giornalismo, però di queste cose dobbiamo cominciare a discutere seriamente anche in Italia, suvvia! Altrimenti non resteremo indietro di soli 2-3 anni rispetto agli Stati Uniti. È tempo di cominciare a parlare un linguaggio più moderno: che non è quello della maggior parte degli editori italiani attuali, ma neppure quello della maggior parte dei giornalisti (per un esempio eclatante, che non riguarda soltanto la mia categoria, (s)fortunatamente, si veda questo video su YouTube tratto da una recente puntata di "Porta a porta").







Non sottavaluterei un altro aspetto, IMHO.
Quanto ci costa l'esercito di consulenti di Vespa?
E quanti ce ne sono che affiancano i capi redattori o i redattori o....gli editori?
Vedi, secondo me sta emergendo un dato. Di notizie e opinioni basate solo sul "sentito dire" le nuove generazioni ne hanno piene le p....!
La coda lunga del'informazione interattiva (io scrivo, parlo, tu mi contraddici con fatti, docuementi, ecc.) è possibile SOLO con i nuovi media a supporto dei vecchi.
Oggi in Italia quanti old media si sono aperti all'interattività con i lettori? Corriere, Panorama, il Giornale, un po' meno Repubblica.
Sondaggio, Forum, Blog ecc. Strumenti controllabili dal basso. Dagli utenti!
Forse serviranno nuove figure anche nell'editoria. Animatori e moderatori ad esempio.
Ciao
Posted by:gigicogo | February 25, 2008 at 12:26 PM