Può capitare a tutti i giornalisti, persino ai migliori, di avere un cattivo ricordo o un ritaglio di archivio con un'informazione sbagliata. Nel caso di Philip Meyer, però, ritagli e memorie imprecisi cominciano a essere troppi. Quasi tutti dicono che Meyer ha previsto nel suo libro "The Vanishing Newspaper" che l'ultima copia cartacea del New York Times sarà stampata nella primavera del 2043. Nel peraltro bell'editoriale pubblicato oggi sulla Stampa, Barbara Spinelli aggiunge altri piccoli errori e scrive: "Philip Meyer, professore di giornalismo all’Università della Carolina del Nord, sostiene che l’ultimo quotidiano cartaceo uscirà nel 2040".
Leggere tutto è impossibile, troppa carta (reale o virtuale) invade le nostre vite, comunque garantiamo che, per quanto il dettaglio possa essere irrilevante, Meyer non ha mai scritto quando sarà stampata l'ultima copia di un qualsiasi giornale cartaceo, ha soltanto fatto un ragionamento su alcune tendenze (era il 2004), dalle quali altri hanno tratto deduzioni su date e testate. Per quanto riguarda Meyer l'ultima copia del New York Times o di qualsiasi altro giornale cartaceo, italiano, americano o russo, può uscire nel 2011, nel 2050 o fra 500 anni: il suo ragionamento rimarrebbe lo stesso. E con questo faccio ammenda anche per l'errore inserito in un post che scrissi tre anni e mezzo fa su Reporters, quando ancora curavo quel blog.
Il fatto è che in Italia - ma non soltanto in Italia - talvolta i giornalisti preferiscono il giornalismo di opinione a quello di precisione (che non sono incompatibili). Il fatto è che in Italia - ma non soltanto in Italia - talvolta i lettori preferiscono che i giornalisti raccontino loro fatti piegati alle proprie opinioni. Il giornalismo di precisione, quello che legge, verifica, interpreta e spiega i dati, non finirà mai (oggi sono ottimista), bisogna vedere fino a quando continuerà ad avere mercato.



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