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November 11, 2007

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Andrea

Questi giornali non valgono nemmeno il prezzo della carta su cui sono stampati, altro che un euro. Che vergogna. E a uscirne male per l'ennesima volta è la Chiesa.

.mau.

una sola cosa: quando lessi l'articolo, credo dal corsera, dal mio punto di vista era chiarissimo che non era la chiesa ad essere "lasciata ai musulmani" ma locali assolutamente non consacrati, e come sempre ho pensato che i titolisti non sono capaci a fare il loro mestiere.
Solo che per me non valeva nemmeno la pena di scriverci una notiziola su chi non sa leggere le notizie.

cfdp

Tu avevi capito come stavano le cose, ma immagino che la maggior parte dei lettori di giornali e siti internet no: perché di solito leggono frettolosi i titoli e poco più e quasi tutti i giornali e siti internet, salvo rare eccezioni, dicevano la stessa cosa sbagliata. Anzi, la stessa serie di cose sbagliate.

Comunque il problema non è soltanto quella singola notizia (anche se gli errori sono stati gravi e viene il sospetto che non tutti siano stati commessi in completa buona fede, soprattutto a livello locale), il problema è dell'informazione in Italia, che ormai dipende sempre più dall'Ansa. E se l'Ansa scrive un castrone - può accadere, errare humanum est - quello stesso castrone diventa notizia per tutta Italia, perché pochi ormai verificano un comunicato stampa o un lancio d'agenzia. I cronisti scarseggiano, in compenso abbiamo (sui giornali, in tv e su internet) pletore di commentatori che parlano senza aver visto ciò di cui parlano. Una volta Biagi andava a Seveso per poter scrivere poi la sua opinione sulla fuga di diossina, ora un editorialista di qualsiasi giornale di provincia si sente in grado di commentare quello che è accaduto domenica senza muovere il sedere dalla sedia e magari senza aver mai visto una partita di calcio o aver studiato per mezza giornata il fenomeno ultras. Per non parlare di un Bruno Vespa che definisce internet "spaventoso" davanti a milioni di persone probabilmente senza essersi mai collegato a internet.

Ecco, mi sono sfogato di nuovo, ne avevo bisogno.

Carlo Silvano

I titoli saranno anche sbagliati - o falsi se preferite - ma comunque esiste tutta una problematica circa i locali parrocchiali e i musulmani, ed è una questione che a mio avviso il vescovo Andrea Bruno Mazzocato e il vicario generale Corrado Pizziolo non sanno gestire. Al riguardo è sufficiente leggere il comunicato stampa che si presenta così vago che, giustamente, ognuno può interpretarlo come meglio ritiene. Il detto evangelico che invita a dire sì, sì oppure no, no non è stato applicato nella stesura di questo comunicato stampa.
Comunque, in merito alla soluzione del caso non mi appello alla circolare della CEI del 1993 che vieta di dare a credenti di religioni non cristiane l'uso di locali parrocchiali, ma sottolineo che in queste situazioni occorre buon senso: riguardo ai locali parrocchiali come strutture costruite per i cristiani, restano sempre attuali le parole del teologo Maurice Borrmans, il quale invita a rispettare e a precisare le identità delle singole religioni. La preghiera comunitaria del venerdì a mezzogiorno è specifica dell’Islam e la visione musulmana porta a concludere che quel luogo, dove è stata espressa la preghiera, diventi proprietà dell’Islam. Borrmans sostiene che dobbiamo essere consapevoli di questi atteggiamenti specifici della loro tradizione. Nel mondo musulmano, poi, si è mai vista una moschea offerta ai cristiani per celebrare una messa? La reciprocità, allora, dev’essere fatta nel rispetto delle tradizioni e usanze, evitando confusioni.
Inoltre, sì al dialogo e all'accoglienza purché si tengano presenti che nel mondo sono tantissimi i cristiani che non possono professare la propria fede (nemmeno nelle abitazioni private) a causa dell'intolleranza degli islamici. Si tengano presente i lavoratori filippini che vivono in Arabia Saudita e trattati come "schiavi" per la loro fede in Cristo.
Anche in Italia, poi, quanti hanno abbandonato l'Islam per abbracciare la fede cristiana non possono professare apertamente il loro credo per non subire ritorsioni e alcuni hanno anche subìto minacce di morte.
Queste cose bisogna tenerle presente quando si "dialoga" con l'Islam altrimenti facciamo un grosso torto a chi, proprio per colpa degli islamici, viene perseguitato.
Anziché mettersi a dare locali parrocchiali i nostri bravi preti, tramite i propri operatori pastorali, dovrebbero attivare i propri operatori pastorali per creare opportunità di lavoro e di emancipazione delle donne musulmane. E' sulle donne, e sulla loro emancipazione, che bisogna far leva per creare le condizioni per un dialogo proficuo tra Cristianesimo e Islam.
Concludo dicendo che sarebbe opportuno - e forse doveroso - avviare un forum per sentire anche gli altri parroci della diocesi di Treviso cosa essi pensano della questione di Ponzano Veneto perché, sembra, che mentre don Aldo Danieli ha le idee chiare sul concettp di carità cristiana, loro invece...

Carlo Felice Dalla Pasqua

Il suo ragionamento è legittimo, anche se non lo condivido. Ma se lei è trevigiano saprà benissimo che tutto quello che accadeva a Paderno di Ponzano accadeva da anni senza che nessuno dicesse nulla: né politici né autorità religiose. Improvvisamente si scopre tutto, e lo si scopre a causa di articoli di giornale sbagliati, che hanno dato notizie molto distorte, che non corrispondono a ciò che avviene a Paderno. E i politici reagiscono ai contenuti sbagliati, non cercano di informarsi e sapere quale sia la verità (oppure fanno finta di non conoscerla).

Carlo Silvano

Veramente si e sempre saputo che don Danieli ha dato ospitalità ai fedeli musulmani e ci sono sempre state voci contrarie ogni volta che è stato celebrato il Ramadan in quei locali. Al riguardo è sufficiente andare in una emeroteca e consultare i quotidiani pubblicati prima, durante e dopo i Ramadan passati.
Concordo che ci sono state delle distorsioni da parte della stampa ma faccio anche notare che sulla questione dei locali concessi ai musulmani, i gerarchi ecclesiastici non hanno mai dato i dovuti chiarimenti. Come ho scritto nel precedente post, il comunicato che porta la firma di mons. Corrado Pizziolo è una chiara dimostrazione di chi dice tutto e non dice niente, e lascia ampi spazi per l'interpretazione personale.
Io insisto che sarebbe opportuno sentire anche le "voci" degli altri parroci (nella diocesi di Treviso ci sono circa 270 parrocchie) e capire loro cosa pensano di questa situazione perché pare che solo don Danieli abbia un "cuore grande".

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